Parlare
della propria vita in un sito web è restrittivo, ma fare un
"resoconto"
dei propri gusti musicali è quantomeno castrante;
ci
proverò
comunque, con delle citazioni in ordine sparso, un'immagine ed un album
"di riferimento" per ogni artista o gruppo.
Questa
pagina è da considerare soggettiva e provvisoria, anche se
contiene
alcuni dei miei fondamentali punti di riferimento.
Devo
tantissimo
ad ognuno di loro per la gioia e gli insegnamenti che mi hanno donato.
Gigio
Stevie
Wonder - Uno dei più grandi...a livello di album "ha
già
dato" dal 1972 al 1976, proseguendo poi tra il sublime e il kitsch; la
sua voce mi emoziona e il suo polistrumentismo originale e spontaneo lo
rende ulteriormente unico.
Songs In
The Key Of Life (1976)

The
Beatles
-
Il punto di partenza di tutto quello che abbiamo ascoltato e
ascolteremo
nella musica pop; girate fra le stazioni FM, fermatevi su un brano e se
in esso non c'è un suono, un cambio tonale o un "colore" di
stampo
Beatlesiano vuol dire che la vostra radio capta onde sonore
extraterrestri.
Rivoluzionari
nello stile musicale e nel look (prendete un album del 1963 e uno del
1967
e ascoltateli guardando le copertine), maestri della semplicità,
rimangono e rimarranno insuperabili.
Sergeant
Pepper Lonely Hearts Club Band (1967)

Steely
Dan
- Band anomala, due "teste", Donald Fagen e Walter Becker, che
hanno creato una musica fuori dagli schemi (un mix tra country, soul,
weast
coast, jazz, psichedelia, blues e quant'altro...) dando in mano i loro
spartiti ai migliori session-men degli states di allora (metà
anni
'70) e sfornando albums di alto valore artistico e tecnico, ma al
contempo
di facile ascolto.
Aja (1977)

Prince
- La speranza degli anni '80, il nano suonatutto che scrive 20 canzoni
al giorno e riesce in un brano ad essere John Lennon, James Brown, Sly
Stone e Jimi Hendrix che si fondono su una pasta sonora inedita, il
"Minneapolis
Sound", con la sua batteria elettronica martellante, le tastiere
"stonate"
e le chitarrine di plastica...
Negli ultimi
10 anni, vittima del suo egocentrismo, ha prodotto troppo e male,
perdendo
originalità e credibilità...ma con l'ultimo album
"Musicology",
la sua stella è tornata a brillare.
Sign 'O
The Times (1987)

Genesis
- La mia adolescenza ha avuto due pilastri: la scoperta del sesso e la
scoperta dei Genesis.
Gruppo
straordinario,
onirico, raffinato...l'unico del blocco "progressive" che grazie
all'accessibilità
melodica delle loro composizioni, ha saputo regalarmi emozioni
insegnandomi
a capire la "struttura" di un brano, le parti, il contrappunto...
La voce di
Peter Gabriel, la batteria e gli arrangiamenti di Phil Collins, le
storie
assurde e le tessiture sonore di Tony Banks...sono solo alcuni degli
aspetti
eccezionali di questa band, che come molte altre di quel periodo,
suonava
musica partendo dalla pura e semplice ispirazione per poi elaborare il
tutto attraverso un lavoro enorme di braccia e cuore.
Selling
England By The Pound (1973)

Burt
Bacharach
- Il papà (e nonno) del pop.
Chi non
riconosce
"Magic Moments", "Raindrops Keep Falling On My Head" o "Say A Little
Prayer"
dopo due note, vuol dire che è vissuto tra gli aborigeni oppure
è sordo.
Grande
stile,
orchestra con archi e corni francesi in primo piano che colorano le sue
raffinatissime linee melodiche, così efficaci da poter essere
fischiettate
e prendere già vita.
Straordinario
"Painted From Memory", l'album del 1999 prodotto in coppia con Elvis
Costello.
The Look
Of Love - 3 cd box-set - (1999)

James
Brown
- Rozzo, essenziale, funky, anzi FUNK.
L'equazione
valida è Beatles:Pop = James Brown:Hip Hop...non esiste artista
o gruppo r'n'b che non abbia nel D.N.A. un pizzico di mr.Dynamite...i
suoi
ritmi, i suoi passetti di danza, i furti eterni dei suoi riff,
risuonati
o semplicemente campionati come "papa" l'ha fatti.
Lui oggi
è*
un gorilletto incazzato, vecchio e senza grazia, ma le sue band, sin
dai
primi anni '60 sono degli esempi perfetti di groove e portamento del
tempo...da
non perdere in assoluto.
* R.I.P. , Long Live The
King (1933-2006)
Startime
- 4 cd box-set - (1991)

Lucio
Dalla
- Ho avuto, tra tutte le sfighe, la fortuna di appassionarmi alla sua
musica
nel periodo migliore, quello che va da "Com'è profondo il mare"
a "Dallamericaruso".
Grande
talento,
nel lasso di tempo sovracitato ha scritto dei brani memorabili con dei
testi bellissimi e ritmici, seguendo sempre le novità sonore e
mescolandole
al suo modo di essere" jazz" e la poesia, con due ciliegine sulla
torta:
il gruppo poi denominato "Stadio" e Ron.
Lucio
Dalla
(1979)

Il Jazz
- Ho ascoltato molto Jazz, soprattutto in un certo periodo della
mia
"evoluzione musicale", quando, più che alla ricerca di emozioni,
ero a caccia di virtuosismi che mi entusiasmassero sempre di
più;
perciò, avendo rivolto la mia attenzione nè a un artista
in particolare, nè ad un "sottogenere", mi limito ad elencare i
"sottogeneri" da me preferiti e i nomi di quei musicisti che oltre a
suonare
1500 note al secondo, mi hanno emozionato.
Il
dixieland,
lo swing, le big bands, il be bop, il cool e la prima "fusion", quella
più sincera...e allora: Louis Armstrong, Ella Fitzgerald, Duke
Ellington,
Count Basie, Benny Goodman, Lionel Hampton, Gene Krupa, Art Tatum,
Oscar
Peterson, Art Pepper, Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Miles Davis,
John Coltrane, Chet Baker, Keith Jarret, Sonny Rollins, Herbie Hancock,
Chick Corea, Joe Zawinul, Wayne Shorter, Jaco Pastorius, John
McLaughlin,
Stanley Clarke, David Sanborn, Micheal Brecker, Steps Ahead, Spyro
Gyra,
Yellow Jackets...e via, tra dimenticanze e non.....

Queen
- Posso dirlo a testa alta: non sono una jena, non ho scoperto i Queen
dopo la gravissima perdita di Freddie Mercury, ma sono un aficionados
del
gruppo da tempi non sospetti.
Che
dire...un
altro "monumento" del pop rock, una delle voci più belle in
assoluto,
l'unicità del sound, la cura dei prodotti, la potenza espressiva
e comunicativa nei concerti, quel tocco di cattivo gusto che non rovina
ma fa sorridere...
Orribile lo
sfruttamento commerciale post-mortem...osceno, davvero.
Aggiungo una
nota personale: il 24/11/1991 ho pianto come un bambino sulle note di
Bohemian
Rhapsody e per far piangere me...ce ne vuole.
A Night
At The Opera (1975)

Pino
Daniele
- No, non sto parlando di quel tipo con la chitarrina e la vocina
flebile
che vince i festivalbar con le canzoni per i ragazzini, no no...sto
parlando
dell'omonimo, che dal 1977 al 1984 ha sfornato dischi bellissimi, ben
suonati,
ben cantati, unendo la melodia tradizionale partenopea alla samba, al
funk,
al jazz e all'africa, con grinta e impegno.
Devo
aggiungere
che allora, quando faceva ottima musica, vendeva poco e per molti era
il
"napoletano del cazzo" perchè non si capivano i testi...ora
è
miliardario, tutti lo amano e lo capiscono...io no.
Nero A
Metà (1980)

Led
Zeppelin
- Ci sono alcuni uomini che sono attratti dalle donne
perchè
sono bionde, o perchè hanno le tette grandi...ebbene, per
ciò
che riguarda la musica, io rimango irresistibilmente ammaliato dai
grandi
batteristi, e se un grande batterista è parte essenziale di un
grande
gruppo, me ne innamoro perdutamente e per sempre.
E' il caso
dei Led Zep, inglesi dentro ma neri blues fuori, la potenza devastante
dei grooves di John Bohnam e John Paul Jones (batteria e basso), fanno
da struttura portante alle invenzioni visionare della mente di Jimmy
Page
(chitarra) e agli acuti negroidi di Robert Plant.
Come i
Beatles
e J.Brown, gli Zep hanno creato quegli stereotipi che ancora si
ascoltano
nel genere degenerato del "rock", dai Pearl Jam ai Soundgarden, dai
Faith
No More ai Blink 182.
Led
Zeppelin
II (1969)

Earth,
Wind & Fire - La sintesi e l'incontro degli "elementi", come
il
nome stesso del gruppo.
Colorati,
essenziali e raffinati, tessuto ritmico a "tensione e rilascio", la
sezione
fiati Phoenix che contrappunta le voci multitimbriche di Maurice White
e Philip Bailey in un orgasmo sonoro tecnicamente perfetto da poter
risultare
freddo, in realtà delirante e trascinante dalla prima all'ultima
battuta.
Ci hanno
regalato,
dal punto di vista tecnico, le migliori registrazioni degli anni
'70...il
mixaggio PERFETTO e l'uso impeccabile della compressione e dei
riverberi
rendono i loro vecchi cd attuali ed ETERNI.
P.S -
Ascoltate
il brano "That's The Way Of The World" (1975) e cantateci sopra "It
Ain't
Over 'till It's Over" (1991) di Lenny Kravitz, se và, poi
riascoltate
i due brani seguendo i signoli strumenti.......
All 'n
All (1977)

Frank
Zappa
- Impossibile definirlo, puo' essere il tutto o il nulla.
La sua
musica,
o perlomeno una parte di essa, mi ha insegnato che non esistono limiti
alla creatività e all'espressione...certo...il rischio
è
quello di non essere capiti e questo è il succo del discorso
artistico
di zio Frank, un discorso basato innanzitutto sull'ironia, saltellando
con disinvoltura tra composizioni sofisticate eseguite dai migliori
musicisti
del pianeta, rumori corporei mixati con effetti sonori incomprensibili
e testi deliranti.
Il volto,
quegli occhi e quei baffi, si raccontano da soli.
Does
Humor
Belong In Music? VHS/DVD/CD (1984)

Frank Sinatra - Un'altro
Frank, un'altra storia. La voce, i suoi occhi, il suo muoversi ed
essere
lo swing fatto persona.
Carogna nella vita, impeccabile
e formidabile al microfono e sul grande schermo.
Fortunatamente giovani artisti
come
Harry Connick JR e ultimamente Robbie Williams e l'ottimo Micheal
Bublè
hanno portato il suo stile di nuovo in voga, in un mondo musicale,
quello
odierno, che di musicale ha ormai ben poco.
Sinatra at the Sands [live]
(1966),
Francis
Albert Sinatra & Antonio Carlos Jobim (1967)

Micheal
McDonald - Dopo una "parata" di mostri sacri, questo nome potrebbe
risultare addirittura anonimo ai più, ma sicuramente, chi lo
conosce
sa che sto parlando di una delle più belle voci del panorama
pop-rock
americano.
Cantante e
tastierista, prima con gli Steely Dan poi con i Doobie Brothers,
McDonald
ed il suo timbro "soul" hanno caratterizzato le "backing vocals" di
tantissimi
artisti dalla metà degli anni '70 ad oggi, ma il suo capolavoro
resta il brano "What A Fool Believes" del 1978, scritto con Kenny
Loggins
e suonato coi Doobie Brothers...a mio modesto parere uno dei più
bei singoli della storia del pop (ha anche vinto il Grammy per tale
merito).
Minute
By Minute - Doobie Brothers (1978)

Donny
Hathaway
-
Nel 1980 mi vennero regalati un centinaio di LP da un parente acquisito
e uno di questi era "The Best Of Donny Hathaway", che come copertina
aveva
un ritratto di un nero baffuto con un basco in testa.
Allora
ignoravo
sia che fosse una delle più belle voci che il pianeta avesse mai
conosciuto, sia il fatto che Donny si era tolto la vita da pochi mesi,
a soli 33 anni, gettandosi dal quindicesimo piano di un hotel di New
York.
Quello che
non ignorai, in seguito, fu la bellezza e l'intensità della sua
musica, tantomeno la sua abilità di pianista, che mi
colpì
soprattutto nel brano strumentale "Valdez In The Country", eseguito al
piano elettrico.
Ha
collaborato
con Roberta Flack e molti altri artisti, rimane uno dei più
grandi
tesori nascosti della musica dei nostri tempi.
Imperdibile.
Extension
Of A Man (1973), The Best Of Donny Hathaway (1978)

Donny con il grande arrangiatore
Arif Mardin nel 1973
Il Brasile
- Se cè un ritmo che mi coinvolge quanto, come e più del
funky, questo è la Bossa Nova; ma identificare la musica
brasileira
con la bossa è a dir poco riduttivo.
Alla
tradizione
carioca appartengono le più belle e struggenti melodie che
cantano
l'amore e la "saudade", poesie di rara bellezza distese su accordi e
suoni
che vengono dal cuore ma allo stesso tempo portano con se quella
raffinatezza
che solo i grandi classici della musica possono vantare.
Mi
limiterò,
come nel Jazz, a citare i nomi più illustri di questo mondo
meraviglioso
che, per chi non ne è mai venuto a conoscenza, è un
universo,
tutto da scoprire.
Vinicius De
Moraes, Antonio Carlos Jobim, Dorival Caymmi, João Donato,
Carlos
Lyra, Joao Gilberto, Baden Powell, Caetano Veloso, Chico Buarque De
Hollanda,
Jorge Ben, Gilberto Gil, Sergio Mendes, Toquinho, Djavan, Maria
Bethania,
Gal Costa, Elis Regina,Astrud Gilberto, Maria Creuza.....
Vinicius
De Moraes, Toquinho e Maria Creuza En "La Fusa" (1970)

Toquinho, Ornella Vanoni e
Vinicius
nel 1976.
Motown
- Nel 1959, a Detroit, la città delle auto (Motor Town), un
giovane
trentenne di colore, Berry Gordy, già pugile e commerciante di
dischi,
diede vita a quella che si rivelò come la più innovativa,
fantastica e rivluzionaria etichetta discografica "Black" degli anni
'60
e '70: la TAMLA MOTOWN.
Essa si
componeva
di un team affiatatissimo di songwriters, produttori e musicisti che
cambiarono
la storia della musica pop sfornando talenti e canzoni che ispirarono
almeno
tre generazioni di artisti, black e non.
Non mi
dilungo
sulle caratteristiche e sulle peculiarità del MOTOWN SOUND, ma
anche
questa volta, i nomi degli artisti che citerò "suoneranno" da
se...Smokey
Robinson & the Miracles, Stevie Wonder, Martha & the Vandellas,
Mary Wells, Diana Ross & The Supremes, Marvin Gaye, The
Temptations,
The Four Tops, Gladys Knight & The Pips, Michael Jackson & The
Jackson Five, The Spinners, Edwin Starr, Lionel Richie & The
Commodores,
Thelma Houston, Rick James...
Motown:
The Classic Years (2000)

Continua...

